Il procedimento fotografico può essere riassunto, simbolicamente (ma anche in pratica), in un cammino verso la luce. “Fotografia” etimologicamente significa indica proprio la possibilità di esprimersi attraverso la luce.

La luce è necessaria perché senza di essa non ci sarebbe immagine, la chimica lo è perché, senza, non la si potrebbe fermare.

Così la fotografia viene in qualche modo a coincidere con un processo alchemico. Storicamente i legami tra fotografia e alchimia sono intuitivamente evidenti: “solve et coagula”, nella nascita di un’immagine c’è una fase di contatto con il soggetto, una sua distruzione ed elaborazione ed infine la sua rinascita nella stampa.

In qualche modo dobbiamo ammettere che ogni immagine che produciamo è, in qualche modo, un nostro autoritratto; così possiamo dire che ogniqualvolta è una parte di noi ad essere distrutta, elaborata ed a nascere di nuovo.

Mi hanno sempre interessato tutti i sistemi atti a produrre immagini; ma quello che ha sempre attirato di più il mio interesse è stato quello fotochimico.

A volte penso al suo significato simbolico: il sistema fotochimico (o se vogliamo quello fotografico) è l’unico in cui dall’immagine finale deve essere sempre allontanata ciò che la ha generata. Ancora di più i prodotti chimici cui deve la sua nascita, se non allontanati, diventerebbero la causa della sua degenerazione.

La tecnica stessa “negativo – positivo” presenta strane e significative concordanze e rassomiglianze con il processo alchemico.

Nella prima fase, progettuale dell’idea grafica, c’è la ripresa cui segue lo sviluppo in cui la pellicola annerisce: le luci diventano nere, il soggetto viene invertito, è la fase della “luce nera” raffigurata nella melancolia di Durer; questa fase può essere assimilata alla alchemica “nigredo”.

Nella fase di stampa il lavoro dell’Uomo porta all’inversione del negativo e ciò che era tenebra diventa luce: è la fase dell’”albedo”; e tanto più una zona era scura tanto più diventa luminosa nella stampa, quasi a significare che nelle parti più oscure spesso si celano quelle più chiare e splendenti.